UDi Maio minor cessat


Il rifiuto di Luigi Di Maio a prender parte al confronto che lui stesso aveva proposto a Renzi è stato accolto dalla rete, o meglio da una certa parte della rete, con sdegno e perculamento.

Obiettivamente dopo aver sfidato l’ex Premier e dopo aver avuto la possibilità di scegliere dove, come e quando affrontarlo, ritirarsi un giorno prima della diretta appare una puerile fuga mal gestita, un salvataggio in corner.

L’obiettivo d’esser obiettivi

Chat Di MaioMi permetto, però, di dare una lettura differente o quanto meno di aggiungerne una che nella foga delle tifoserie d’una o dell’altra parte potrebbe essere sfuggita.

Quello che Di Maio ha fatto è stato cogliere il momento perfetto, le debacle PD in Sicilia, per affondare un colpo violentissimo a Renzi con un grande obiettivo, un fine decisamente più importante della magra figura che ha fatto: delegittimarlo per far crollare lui e il PD insieme a lui.

Certo, lo ha scritto nel suo post, ma troppi, a mio parere, si sono concentrati solo sul gesto senza rendersi conto che Di Maio (o chi per lui) ha fatto ben di più che disertare il dibattito; si è di fatto trovato nella situazione di poter scartare il proprio interlocutore, spogliandolo della sua autorità, approfittando di un profondo momento di crisi e malcontento interno al suo partito.

Due facce, la stessa medaglia, un podio

Ripeto, in superficie la scelta del Team Di Maio è preda di facili ironie e di irrimediabili sfottò oltre ad essere effettivamente un “rischio d’immagine”, ma se fosse vera la mia ipotesi il gioco sarà valso la candela.

Mi spiego.
Evitare il confronto comportava sicuramente dei rischi: da una parte la necessità di giustificare una scelta così indifendibile, dall’altra l’onda d’urto degli indignati per un comportamento pavido, infantile e con il rispettivo (ipotetico) calo di consenso.

Di Maio

D’altra parte la “grande fuga” ha permesso a Di Maio di evitare un dibattito con un oratore eccellente, preparato e aggressivo com’è Renzi, il quale, con ogni probabilità, lo avrebbe messo con le spalle al muro. Poi lo sgomento di buona parte delle persone e le ironie del web sono comunque arrivate dalla solita granitica parte, quella che con ogni probabilità non fa neanche parte del target a cui il Movimento 5 Stelle si rivolge.
Infine l’ecosistema PD sembra al collasso, con malumori pronti ad esplodere in scismi d’oriente e defenestrazioni imminenti. Un contesto dove Renzi si muove a fatica, con sempre meno consensi e dove un’ultima spallata potrebbe davvero segnarne un colpo fatale.

Ubi maior minor cessat

Gli effetti, se ci pensate, non si sono fatti attendere.

Renzi, messo nell’angolo senza pallone, fa l’offeso. Ma la realtà è che nessuno lo sta considerando davvero, anzi tutti urlano allo scandalo perché Gigino aveva detto che al campetto e alla palla ci avrebbe pensato lui senza poi presentarsi.

Ma il punto è proprio questo: nessuno, da ieri, considera (troppo) Renzi.
Anzi, l’attenzione si è spostata completamente su Di Maio, sulla sua nefasta scelta (magari neanche personalmente voluta) e, guarda caso, su chi (Gentiloni? Minniti? Obama?) sarebbe in grado di rappresentare in modo serio il PD che, ora più che mai, sembra avere il destino più segnato di Alderaan.

Minniti

Ecco perché vi invito, con le dovute precauzioni, a non sottovalutare una strategia che, al costo di scatenare critiche e ironie, con ogni possibilità ha creato un enorme danno al fronte opposto.

UDi Maio minor cessat


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